Tipi di famiglia
Il Gruppo di Cambridge fondato da Peter Laslett ha delineato cinque tipi di famiglie, ormai riconosciute e utilizzate da tutti i sociologi a livello mondiale:
- Nucleare: famiglia formata da una sola unità coniugale;
- Estesa: famiglia formata da una sola unità coniugale e uno o più parenti conviventi;
Multipla: famiglia formata da due o più unità coniugali; - Senza struttura coniugale: famiglia priva di un’unità coniugale (vi sono solo persone che convivono);
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Solitaria: famiglia formata da una sola persona.
Sempre da un punto di vista sociologico si distinguono inoltre altri tre tipi di famiglie, a seconda delle relazioni tra i membri che vivono insieme:
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Coniugale, composta dal/i genitori e dal/i proprio/loro figli
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monogama, quando vi sono solo due genitori (la più diffusa, soprattutto in aree urbane)
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poliginica, quando non vi è una distinzione tra la genitrice naturale e le altre donne appartenenti al proprio gruppo parentale e un solo padre
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poliandrica, quando non vi è una distinzione tra il genitore naturale e gli altri uomini appartenenti al gruppo parentale e una sola madre
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poliginandrica, o del matrimonio di gruppo, quando vi sono più madri e padri conviventi
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- Consanguinea, sinonimo di famiglia estesa, composta dai genitori, dalle loro famiglie di origine e dai loro discendenti
- Monogenitoriale, composta da un solo genitore e dai suoi figli, generati o adottati.
Una famiglia nucleare consiste in due genitori e i loro figli legittimi, composizione che la rende distinta dalla famiglia estesa. Le famiglie nucleari formano l’unità base familiare in ogni società. Sono tipiche in quelle società dove le persone risultano relativamente mobili e nelle società a stampo industriale. A partire dalle rivoluzioni culturali del ’68, l’educazione all’unità familiare, soprattutto la consapevolizzazione della sacralità di quest’ultima che aveva caratterizzato buona parte dell’Europa (tanto da essere disciplinata dal Codex iuris canonici), vennero smantellate da una strenua lotta per la secolarizzazione.
Buona parte della modificazione della struttura parentale odierna va attribuita al lento processo di emancipazione femminile che includeva oltre all’indipendenza economica, anche uno spirito imitativo del comportamento sessuale maschile, distruggendo le differenze tra uomo e donna anche nei costumi, nell’abbigliamento, nel rapporto tra vita privata (la casa) e la vita pubblica (lavoro). Il matrimonio sembra aver perso progressivamente il suo compito di rendere l’unione sessuale come esclusiva di una coppia.
Al di là di questo, gli studiosi di tematiche sociali sono comunque abbastanza concordi oggi nel sostenere che la famiglia nucleare continua a rappresentare la forma più efficace, tra tutte le alternative, nell’assicurare ai membri delle generazioni successive il dovuto supporto emotivo e per aiutarli a trovare i loro orientamenti.
Accanto a questo, alcuni supportano la tesi per cui l’evoluzione della famiglia verso forme più estese potrebbe comunque aiutare a mantenere intatte le unità nucleari.
Sebbene il modello di famiglia nucleare continui ad essere indicato come il migliore anche nelle società post-industriali, dati statistici di indiscussa evidenza mettono in luce proprio in queste aree una costante crescita nel numero dei divorzi e delle separazioni; con molti bambini che non possono o non potranno avvalersi dei vantaggi che l’appartenenza ad una famiglia a stampo nucleare conferisce alla maggioranza.
Il problema quindi dovrà essere affrontato secondo approcci innovativi che non trascurino l’importanza delle tradizioni (anche religiose) di un paese ma che mettano in discussione le politiche familiari adottate finora e le tendenze prevalenti che, volenti o nolenti, provengono dalla società stessa.




