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Importanti novità in sede IMU. Il governo ha infatti deciso di permettere il pagamento della scadenza di giugno regolandolo attraverso un’aliquota che sarà il 50% di quella base, e rinviando a dicembre il pagamento del saldo. Ma vediamo maggiormente nel dettaglio cosa sarà dovuto per le prime e le seconde case di proprietà.

Il pagamento con il 50% dell’aliquota base

Il governo dovrebbe rivedere entro il mese di luglio le aliquote di base della nuova IMU, l’imposta municipale unica che ha sostituito la vecchia ICI. La rivisitazione sarà dipendente dalla registrazione del pagamento dell’acconto, che è invece atteso entro maggio e che avverà – come da novità dell’ultima ora – con un’aliquota pari al 50% di quella base.

In termini più chiari, il pagamento della prima rata IMU - dopo la sostanziale protesta dei Centri di assistenza fiscali, che non avevano ricevuto fondamentali indicazioni dal governo – avverrà entro la scadenza del 18 giugno “senza applicazione di interessi e sanzioni, in misura al 50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e le detrazioni previste”.

Pertanto, i contribuenti dovranno calcolare l’importo della tassa moltiplicando per 160 la rendita catastale (a sua volta rivalutata del 5%), applicando l’aliquota di base (il 4 per mille per la prima casa, il 7,6 per mille per gli altri immobili), togliere le detrazioni forfettarie (200 euro più 50 euro per figlio a carico di età anagrafica non superiore ai 26 anni) e dividere a metà l’importo.

A dicembre si pagherà il saldo, con possibili modifiche da parte dei singoli Comuni. Ad ogni modo, nemmeno a giugno – come invece precedentemente auspicato – sarà possibile poter calcolare con esattezza quanto andrà versato a dicembre: è infatti altamente probabile che il governo possa intervenire d’estate sul regolamento IMU, andando a variare ulteriormente le aliquote.

“Per l’anno 2012 Il pagamento della prima rata dell’imposta municipale propria è effettuato, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in misura pari al 50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione previste” – recita infatti il subemendamento dei relatori Antonio Aazzolini e Mario Baldassari – precisando poi come la seconda rata “è versata a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulla prima rata”.

Ma la soluzione trovata dal governo sarà veramente efficace per poter risolvere i dubbi sollevati dal Caf? Probabilmente si. La Consulta Nazionale dei Centri di Assistenza Fiscale aveva originariamente richiesto uno spostamento della data di pagamento della prima rata della tassa, in presenza dell’evidente indeterminatezza per le nuove aliquote fissate dai Comuni (come più volte abbiamo riportato, solo una stretta minoranza delle municipalità ha già apportato modifiche alle aliquote, le altre aspetteranno il termine della tornata elettorale amministrativa di maggio).

In questa situazione, evidenziavano i Caf, errori e differenti trattamenti da città a città avrebbero potuto creare una difficoltà oggettiva a gestire la mole di lavoro. Pertanto, crediamo che la soluzione raggiunta possa essere considerata soddisfacente, considerato anche che gli stessi Caf avevano proposto come “la prima rata dell’Imu dovuta per l’anno di imposta 2012 possa essere calcolata applicando le aliquote e le detrazioni di base”.

Riepilogando, ecco le scadenze IMU 2012:

  • 18 giugno: acconto IMU per il 2012 sulla base delle aliquote attuali ridotte al 50%;
  • 20 giugno: chiusura bilanci preventivi dei Comuni (in tali documenti saranno inglobati gli aumenti IMU di competenza delle municipalità);
  • 30 luglio: termine per la presentazione della dichiarazione sugli immobili posseduti al 1 gennaio 2012;
  • 31 luglio: termine entro il quale il governo può cambiare le aliquote basi e le detrazioni;
  • 30 settembre: data entro la quale i Comuni possono approvare o modificare le aliquote IMU 2012;
  • 16 dicembre: versamento saldo IMU con conguaglio.

Tutte le modifiche allo studio del Parlamento

Come abbiamo più volte evidenziato nel corso delle ultime settimane, la vita dell’imposta municipale unica sembra esser tutt’altro che serena.

Il punto focale e più delicato sembra essere rappresentato dagli immobili affittati. Il decreto sul fisco municipale introduceva automaticamente l’aliquota dimezzata per i fabbricati locali, mentre il decreto Salva Italia si limiata a prevedere la facoltà per i Comuni di abbassarla al 4 per mille. Un altro punto importante è relativo all’agricoltura, con esenzione dei fabbricati strumentali rurali solo “montani”. Due questioni che attraverso alcuni emendamenti dovrebbe esser possibile sbrogliare al meglio. Ma ecco invece la lista delle potenziali modifiche:

  • Riduzione del 50% sui fabbricati inesigibili: ripristinata la vecchia agevolazione ICI con riduzione alla metà della base imponibile degli immobili inagibili o inabitabili;
  • Immobili storici colpiti da Irpef: prevista la riduzione alla metà dell’imponibile, ma soppresse le agevolazioni Irpef (con conseguente aumento del prelievo sugli immobili affittati);
  • Fabbricati rurali montani: prevista l’esenzione Imu per i fabbricati rurali strumentali in Comuni posti ad almeno 1.000 metri di altitudine (per gli altri l’aliquota rimane al 2 per mille, eventualmente riducibile a 1 per mille sulla base delle decisioni dei singoli sindaci);
  • Sconti per i terreni dei coltivatori diretti: tassata solo la parte di valore oltre i 6 mila euro, con riduzioni di imposta dal 70% al 25% fino a 32 mila euro;
  • Niente quota statale per gli immobili comunali: esenzione dalla quota di imposta erariale per tutti gli immobili comunali situati nel territorio del Comune di appartenenza;
  • Bonus case popolari: i Comuni non dovranno versare allo Stato la quota erariale sugli alloggi regolarmente assegnati dagli ex Iacp (case popolari) e sugli alloggi delle coop edilizie a proprietà indivisa;
  • Proroga termini fissazione aliquote e detrazioni: i Comuni possono modificare le aliquote, le detrazioni e i regolamenti Imu fino al 30 settembre 2012;
  • Dichiarazioni Imu entro il 30 luglio: la dichiarazione Imu deve essere presentata entro 90 giorni dall’evento che ha modificato la situazione tributaria;

Non sembrano invece poter divenire realtà le possibilità per il contribuente di pagare l’acconto Imu con le aliquote ordinarie, o la possibilità di usufruire di una riduzione ulteriore per gli immobili locali.

Arrivano i primi sconti sull’IMU

Arrivano i primi, significativi sconti in materia di applicazione dell’imposta municipale unica. In particolare, l’IMU sarà più leggera – o addirittura scomparirà del tutto, in alcune ipotesi – per gli immobili comunali e per le case popolari.

In secondo luogo, il governo ha varato uno sconto del 50% per i fabbricati dichiarati inagibili e per le dimore storiche.

“Viene cancellata la quota erariale dell’Imu sugli immobili di proprietà deiComuni, siti nel proprio territorio” – aggiunge inoltre il quotidiano La Stampa in un recentissimo approfondimento – “e sugli immobili ex Iacp e delle cooperative edilizie a proprietà indivisa. Arriva l’esenzione anche per i fabbricati rurali strumentali nei Comuni di montagna, oltre i mille metri di altitudine”.

Ancora, in quest’ultimo caso le variazioni tecniche dell’applicazione IMU saranno ingenti. “Invece di due rate di pari importo si pagherà il 30% in acconto e il 70% a saldo, rispettivamente entro giugno e dicembre” – prosegue il quotidiano – “Si ripristina inoltre al 25% l’abbattimento della base imponibile a favore degli immobili degli imprenditori agricoli professionali. Viene aumentato da 130 a 135 il moltiplicatore applicato ai fini della determinazione della base imponibile Imu dei terreni posseduti da soggetti diversi dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola”.

IMU calcolata sui metri quadri e non sui vani

La prossima settimana il governo avvierà la riforma del catasto. Una riforma che, tuttavia, non sembra contenere straordinarie rivoluzioni, quanto una semplice rimodulazione dell’applicazione della già nota imposta municipale unica, che andrà assoggettata non più sui vani catastali, bensì sui metri quadri.

Ma non solo: l’obiettivo della riforma del catasto è infatti quello di annullare le disparità esistenti sul mercato immobiliare italiano. Si pensi alla situazione di colui che pagherà pochi euro di Imu poichè proprietario di un immobile al centro, accatastata come stamberga (ma in realtà può essere un loft di lusso), e la si confronti con la situazione di colui che risulta essere molto penalizzato a causa della distribuzione delle stanze che – a partià di superficie – fa aumentare il numero dei vani e della rendita.

Per il momento, comunque, dall’Agenzia del Territorio non fuoriscono particolari indicazioni. Cerchiamo comunque di ipotizzare qualche linea guida della riforma:

  • Divisione del territorio: il territorio sarà diviso in tanti ambiti territoriali, all’interno dello stesso Comune. In questo modo si potranno distinguere le vie dei neogzi dai quartieri residenziali, discriminando il peso per ciascuna tipologia di immobile.
  • Revisione categorie catastali: oltre alla suddivisione più specifica del territorio, è presumibile la revisione delle categorie catastali. Quelle attuali sembrano infatti esser definitivamente superate, con il 70% delle case che rientra tra l’A/2 e l’A/3, senza alcun collegamento effettivo con il mercato. Si potrebbe quindi passare a una classificazione più semplice che comprenda case, palazzi, abitazioni di lusso, e conseguenti sottogruppi.
  • Attribuzione valori fiscali: terminate le due fasi di cui sopra, occorrerà ricalcolare l’algoritmo che, partendo dai valori medi, possa declinare l’imposta sulla base della zona e delle caratteristiche del singolo edificio.

Tre passaggi, quelli di cui sopra, che comporteranno certamente un lungo arco temporale. E’ altamente improbabile (in caso contrario, si tratterebbe di una sorta di miracolo amministrativo) che il governo Monti in carica possa assistere alla conclusione della revisione del sistema catastale. Ben più probabile che se ne possa riparlare nel 2014 o nel 2015.

Cresce l’attesa per il 30 giugno

Fino ad oggi sono poche le amministrazioni comunali che hanno deciso di ritoccare le aliquote IMU al rialzo: la motivazione non risiede tuttavia in un estremo virtuosismo da parte dei primi cittadini, quando nel fatto che per la chiusura dei budget delle municipalità c’è ancora parecchio tempo. Le decisioni sulla revisione dei margini delle aliquote IMU sono infatti da assumere entro il 30 giugno: è pertanto probabile che i Comuni aspettino lo svolgimento delle tornate amministrative di maggio per poter effettuare un incremento (sgradito) delle aliquote immediatamente dopo.

In alcuni grandi centri urbani, da Roma a Bologna, da Firenze a Trento, gli aumenti sono già stati deliberati o sono sostanzialmente pronti per la delibera. Nella maggior parte dei casi i ritocchi più corposi hanno riguardato le seconde case, anche se non sono state esentate nemmeno le prime abitazioni ad uso residenziale.

Che la stragrande maggioranza dei Comuni possa portare in aumento le aliquote IMU è d’altronde cosa ben nota: con l’ultima ondata di tagli le municipalità hanno visto rapidamente ridotte le proprie disponibilità monetarie, con conseguente necessità di reperire ulteriore liquidità su altre fonti.

Le scadenze

La scadenza più ravvicinata, come già segnalato, è stabilita per il 16 giugno: entro tale data i proprietari di casa dovranno pagare la prima rata dell’Imu, l’imposta municipale che ha ampiamente sostituito la vecchia Ici. La prima rata prevederà il pagamento di un onere calcolato sulla base dell’aliquota del 4 per mille in maniera quasi omogenea per tutte le aree comunali.

Il vero cambiamento avverrà invece con la seconda rata, quella di dicembre, che si preannucia poter essere molto più salata. La ragione è abbastanza semplice: mentre la rata di giugno è calcolata sull’aliquota base, quella di dicembre sarà invece conteggiata tenendo conto delle decisioni delle singole municipaliàt, che potrebbero portare in probabile aumento l’aliquota stessa (cosa invece ben poco probabile per la scadenza di giugno, considerata la difficoltà nel chiudere il budget entro tali termini).

Sulla prima casa di proprietà, infatti, i Comuni possono oscillare con le aliquote tra il 4 e il 7 per mille. L’aliquota diventerebbe ancor più pesante per le seconde case, con una spinta fino al 10,7 per mille.

Fonte: www.vostrisoldi.it

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